Come le stampanti 3D stanno aiutando la riconversione delle imprese italiane.

Partono gli incentivi Curaitalia di Invitalia: 50 milioni per le aziende che vogliono produrre dispositivi medici e di protezione individuale.

A causa dell’emergenza Covid-19 sono molte le aziende e imprese italiane che stanno trasformando la loro attività in produzione di dispositivi medici, camici, dispositivi di protezione individuali, ventilatori per la rianimazione.

In questo fondamentale è il contributo del decreto Curaitalia di Invitalia che mette a disposizione 50 milioni di euro per sostenere le aziende italiane che vogliono ampliare o riconvertire la propria attività per produrre ventilatori, mascherine, occhiali, camici e tute di sicurezza.

Nel decreto Curaitalia è previsto un sistema di premialità legato alla velocità di intervento, che trasforma il mutuo in fondo perduto al 100% se si conclude l’investimento in 15 giorni; al 50% se si conclude in 30 giorni; al 25% se si conclude in 60 giorni.

 

Il ruolo fondamentale delle stampanti 3D

Il settore della stampa 3D e manifattura additiva sta svolgendo un ruolo di primo piano in questo quadro emergenziale. Molti case history sia in Italia che all’estero testimoniano come l’impiego di stampanti 3D, macchine a taglio laser, e frese CNC siano fondamentali per la produzione dispositivi medici e di protezione individuale, sempre più carenti nei reparti di terapia intensiva.

Un’idea valida per far fronte alla penuria di maschere ospedaliere C-PAP per terapia sub-intensiva è nata dall’ex primario dell’Ospedale di Gardone Valtrompia, il Dott. Renato Favero, in collaborazione con il team di Isinnova. L’idea è stata quella utilizzare una maschera da snorkeling in commercio e convertirla in una maschera respiratoria d’emergenza per terapia intensiva, tramite la stampa 3D di una valvola Charlotte adibita allo scopo. Il progetto ha coinvolto anche i centri di stampa 3D 3DiTALY. Più di 500 valvole sono state stampate in 3D in pochissimi giorni grazie alla rete dei makers e di alcune aziende di prototipazione rapida italiane.

Per quanto riguarda i dispositivi medici di protezione individuali Prusa ha proposto invece visiere stampate in 3D, un file condiviso e realizzato in tutto il mondo, dalla Repubblica Ceca, alla Polonia fino all’Italia.

Tutto questo grazie all’utilizzo di stampanti 3D che agevolano lo smart working, di dimensioni ridotte, diffuse capillarmente su tutto il territorio. Delle smart factory al posto delle grandi fabbriche costrette a chiudere.


Anche i nostri partner internazionali produttori di stampanti 3D hanno fatto la loro parte, lanciando iniziative per fare rete. Ultimaker ha lanciato il progetto Coronavirus: Let’s do our part”, per connettere ospedali, esperti, progettisti e Hub di stampa 3D.

Formlabs negli Stati Uniti sotto la supervisione della FDA (Food and Drug Administration) sta producendo tamponi nasofaringei con più di 250 stampanti per rifornire le scorte sempre più esigue degli ospedali USA. USF Health-University of South Florida e Northwell Health, stanno utilizzando stampanti 3D e resine autoclavabili per sviluppare prototipi che hanno già ricevuto una serie di approvazioni ospedaliere. In una prima fase, i tamponi nasofaringei saranno forniti solo ai pazienti di Northwell Health e USF Health, successivamente i file saranno condivisi con altre strutture in tutto il Paese. I tamponi nasali essendo dispositivi medici dovranno essere prodotti in strutture registrate dalla FDA o in loco negli ospedali.

Anche la stampa 3d SLS non è stata da meno in questa lotta. Sinterit è un’altra realtà che ha dimostrato il potenziale dell’industria manifattura additiva rispetto all lenta reazione delle tradizionali catene produttive di fronte alla pandemia. In altre parole componenti on-demand richiesti dal fronte dell’emergenza con la flessibilità di veloci modifiche. Ad un costo 10 volte inferiore ad una stampante 3D industriale. In questa pandemia da Covid19 la crescente domanda di maschere facciali ha indotto Sinterit a produrre connettori speciali per maschere 3M in grado di dotarle di filtri per l’aria. Dispositivi medici per la sicurezza, quindi, performanti e pronti all’uso.
Con le stampanti 3D SLS LISA PRO Sinterit ha inoltre realizzato 2500 componenti al mese per l’assemblaggio di parafiato e schermi facciali. Un’ulteriore conferma di come la stampa 3d possa assicurare capacità di reazione e totale autonomia di produzione in questi tempi imprevedibili.

Come la tua impresa può dare una mano grazie al decreto Curaitalia.

Questi sono alcuni dei modi in cui oggi un’impresa può aiutare a contrastare l’emergenza Covid-19. Grazie al Decreto Curaitalia convertire le proprie filiere nella produzione di dispositivi medici è una possibilità concreta. “Sette giorni fa lo consideravo utopistico, non solo inaspettato”, ha commentato il commissario straordinario Domenico Arcuri commentando gli incentivi del nuovo Decreto Curaitalia.

La nostra rete è disponibile con i nostri esperti ad affiancare le aziende che intendano integrare stampanti 3d e strumenti di manifattura digitale per riconvertire la propria produzione.

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