Progresso e cooperazione contro le logiche della guerra

Si è appena concluso il MECSPE 2022. Importante fiera di settore italiana ma con respiro internazionale. Abbiamo partecipato come ogni anno, ma con uno stand dalla livrea recante un messaggio etico preciso. Qualcuno lo avrà colto, qualcuno sarà passato con distrazione. Ma, in ogni caso, ci teniamo ad esplicitare il nostro punto di vista sull’argomento. Perché per noi il nostro lavoro è un qualcosa che va oltre la vendita e i servizi legati alla stampa 3D. Per noi è una visione del mondo precisa. Sappiamo dove siamo collocati. E proviamo, non senza fatica, a capire in che direzione dobbiamo andare. Ecco le nostre riflessioni. 

Un humus dove cooperazione, co-design, scambio culturale erano alla base

Per noi, non è retorica quando diciamo che sentiamo cittadini del mondo. Siamo orgogliosamente nati da quel crogiolo che è stato il mondo maker nei primi anni 2000, dove i confini nazionali non hanno mai avuto molta importanza. Siamo partiti crescendo insieme ad intraprendenti aziende maker italiane. In seguito abbiamo collaborato con realtà analoghe di diverse nazioni. Come ad esempio Argentina, Inghilterra, Germania, Polonia, Spagna, Tunisia, Israele. Attualmente lavoriamo a stretto contatto con un’azienda statunitense piena di energia, venuta fuori dal nostro stesso mondo. Marchio che negli anni è diventato leader della stampa 3D SLA ed SLS. Grazie a corrette intuizioni e grazie alla forza delle persone che la compongono. Stessa cosa per un’altro brand, olandese, e quindi tutto europeo. Anche lui nato dal basso, in un capannone, e poi arrivato, anno dopo anno, ad essere un player globale e riconosciuto

Contro un nuovo muro tra blocchi contrapposti

Ci siamo sempre confrontati con interesse e stimolo anche con le esuberanti aziende della Cina. E, infine, lavoriamo anche con brand Russi. I cui team di ricerca e sviluppo negli anni hanno saputo sviluppare con grande impegno prodotti validi.  Sia nel settore della stampa 3D, sia della scansione 3D. Indovinando formule vincenti per specifici target. Pur condannando perciò fermamente l’invasione dell’Ucraina attualmente in atto da parte della Russia, non accettiamo una nuova visione del mondo in blocchi contrapposti divisi da muri invalicabili che separano il bene dal male. 

Il DNA del mondo maker

Questo perché siamo parte di una comunità, nata dai maker, ora diventata rete di aziende. Comunità che non ha mai dimenticato ciò che la animava, uno spirito “geek” transnazionale. In altre parole, un DNA dove in primo piano c’era la collaborazione e il co-design per migliorare i risultati. L’insieme per noi è molto di più che la semplice somma delle parti. La competizione nella manifattura additiva c’è sempre stata. Ma una competizione sana, sportiva. C’è sempre stato anche lo spionaggio industriale. Ma tutto nel segno dell’ammirazione, del cercare di fare meglio del proprio “rivale”, riconoscendone i meriti. 

Quale mondo ci aspetta

La notizia della guerra esplosa in Ucraina ci ha sorpresi tutti. Non è un mero calcolo di profitto. La guerra abbatte l’economia e distrugge il commercio, questo lo sappiamo bene. Ma quello che ci ha lasciati senza parole, oltre alla tragedia umana incalcolabile, è il crollo improvviso di un sogno, un mondo dove la tecnologia doveva contribuire ad una co-progettazione del benessere collettivo. Il fine della tecnologia per la nostra comunità è sempre stato il miglioramento dell’esistenza, non la distruzione portata dalle armi. La sfida che si profilava per noi era un’altra, la sostenibilità. Ora c’è n’è una più urgente, la pace

Cooperazione per il progresso tecnologico contro le logiche della guerra e dell’escalation militare

In questa partecipazione al MECSPE, con la livrea del nostro stand, abbiamo quindi voluto portare un messaggio come azienda: crediamo, ancora, nella pace e nella cooperazione fra popoli e nazioni. In questi mesi le lancette della storia stanno andando pericolosamente indietro, in un momento in cui grandi erano le aspettative per il futuro post-covid. Bisogna credere ora più che mai nella diplomazia, nel dialogo, nel lavoro costruttivo per il progresso. Un processo lento di cooperazione in cui tutti possono e devono contribuire. Crediamo inoltre che la tecnologia abbia un ancora ruolo cardine fondamentale nella costruzione di un futuro migliore e pacifico per l’umanità.  

Un esempio virtuoso

Non siamo i soli a credere in una visione del genere. Esiste, infatti, un Hub globale di PeaceTech, sostenuto dalla Commissione Europea e dall’Istituto Universitario Europeo. Il quale ha che come mission “costruire un hub transnazionale di accademici, responsabili politici ed esperti del settore pubblico e privato, che discutono e ricercano l’uso e la governance della tecnologia per promuovere la pace e la cooperazione oltre i confini”. Un aspetto considerato rilevante perché la storia insegna come “ogni nuova tecnologia porta con sé sia ​​pericoli che opportunità e dobbiamo sapere come possiamo governarla al meglio per lavorare a nostro favore”.

La manifattura digitale come game-changer globale

“L’introduzione di nuove tecnologie rappresenta allo stesso tempo una fonte di competizione e conflitto e un luogo inesplorato per la cooperazione, la crescita e la pace a livello internazionale e transnazionale. Le tecnologie per la pace stanno diventando un’industria, non solo una disciplina accademica, composta da ONG, start-up e aziende”. Così recita il Global PeaceTech Hub. Una società dove si lavora e si ricerca è una società dove non c’è conflitto, aggiungiamo noi. E dove sono richieste le competenze e gli skills di tutti, per il progresso dell’umanità. Consideriamo la manifattura digitale ancora una sfida carica di portata rivoluzionaria, un game-changer in grado di portare la produzione a tutti, cittadini, ricercatori, imprese, in ogni angolo del globo. Consideriamo il cloud manufacturing come un esempio virtuoso di co-progettazione che può travalicare confini e nazioni. 

Uscire da un vicolo cieco

La sfida più grande, quella della sostenibilità ambientale nella produzione, era appena iniziata. Può e deve proseguire, ma ora è importantissimo fermare in ogni modo possibile la minaccia di una anacronistica guerra globale che rischia di travolgerci. Il Doomsday Clock, iniziativa ideata nel 1947 dagli scienziati della rivista Bulletin of the Atomic Scientists dell’Università di Chicago, con un orologio metaforico misura ogni anno il pericolo di un’ipotetica fine del mondo. E nel 2022 segnala minaccioso che mancano solo 100 secondi alla mezzanotte. Questi scienziati hanno anticipato che la bomba atomica sarebbe stata “solo il primo di molti regali pericolosi dal vaso di Pandora della scienza moderna”. Erano tutte giuste intuizioni. L’umanità ora deve affrontare ulteriori minacce da cambiamento climatico, nuove pandemie, emergenze alimentari, attacchi informatici, riarmo con tecnologie distruttive e uso improprio dell’ingegneria genetica e dell’intelligenza artificiale. I leader di tutto il mondo devono impegnarsi immediatamente per una rinnovata cooperazione per ridurre il rischio globale. E, infine, i cittadini di tutto il mondo possono e devono organizzarsi per chiedere che i loro leader lo facciano, e rapidamente.

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