Ecologia

Le stampanti 3d utilizzano il PLA [Poli Acido Lattico] come materiale per creare gli oggetti.
E’ una bioplastica biodegradabile e riutilizzabile praticamente all‘infinito, ottenuta dall’amido.
E’ largamente utilizzato nella fabbricazione di sacchetti per la spesa nei grandi supermercati.

La sua biodegradabilità è garantita in seguito a idrolisi a temperatura maggiore di 60 °C e umidità maggiore del 20%. La straordinaria innovazione che questo tipo di produzione porta con sè è appunto legata alla possibilità del riutilizzo degli oggetti per crearne dei nuovi. Il prodotto realizzato può essere rifuso, dando vita così a nuovo materiale pronto per la stampa di altri prototipi.
Se si pensa a quanti oggetti di uso comune oggi vengono gettati senza poter essere riutilizzati in modo efficace, possiamo farci un’idea della portata rivoluzionaria ed ecologica che questa tecnologia ci offre.
La stampa 3d si inquadra quindi in un contesto più ampio di consumo critico e sostenibile, un ambito nel quale il nostro territorio nazionale soffre ancora di molte carenze. Producendo pezzi destinati ad un mercato di piccole quantità, la stampa 3d va ad intaccare e destabilizzare le economie di scala su cui si basa la produzione manifatturiera, risparmiando su materiale e costi e limitando il livello di inquinamento e di tossicità dei processi.  La produzione industriale che ha regnato fino ad ora, infatti, è efficiente e conveniente solo nella produzione migliaia di pezzi uguali. Creare un solo pezzo con i sistemi classici è difficile e, in proporzione, enormemente dispendioso. Nessun produttore di bicchieri di plastica farebbe mai dieci unità di un certo modello: ne produrrà migliaia. La stampa 3d si inserisce in tutto questo processo in modo rivoluzionario e innovativo. Immaginiamo un nucleo familiare che abbia la sua stampante 3d in casa, come un qualsiasi altro elettrodomestico. Questa famiglia stamperà da sè gli oggetti di prima necessità e ne “brevetterà” di nuovi a seconda delle esigenze particolari.  Questo significa un reale anullamento dei costi di trasporto e produzione degli oggetti che prima comprava, e contemporaneamente, tramite il riutilizzo, una produzione minore di rifiuti. Il mondo dei makers, inoltre, si sta muovendo verso la realizzazione di case in sabbia o argilla stampate con la tecnologia 3d con lo scopo di ridurre drasticamente l’emergenza abitativa nei paesi del Terzo Mondo. Case a costo praticamente uguale a 0. Le baraccopoli verranno sostituite da case modulari ed economiche. Case riutilizzabili ed non invasive per il territorio naturale.

Come sappiamo le risorse del pianeta non sono infinite e non possono sostenere a lungo l’esplosione demografica. Cambiare modello di sviluppo è una necessità, non una scelta. Parole come decrescita e sviluppo eco-sostenibile dovrebbero diventare delle realtà concrete. Con il processo di stampa 3d si può finalmente cambiare rotta e rompere definitivamente con l’approccio dello sviluppo selvaggio e distruttivo per il pianeta.

 

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